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Quali sono i sogni più comuni delle persone bugiarde, secondo la psicologia?

Caporedattore

C’è una cosa che i bugiardi abituali non riescono a controllare: i loro sogni. Di giorno costruiscono versioni alternative della realtà, aggiustano i dettagli, calibrano le parole con chirurgica precisione. Ma di notte, quando le difese coscienti si abbassano e il cervello lavora in piena autonomia, succede qualcosa di molto interessante — e parecchio rivelatore. La psicologia clinica, attraverso l’osservazione dei soggetti con tendenze alla pseudologia fantastica — la forma patologica della menzogna cronica, nota anche come mitomania — ha iniziato a esplorare un territorio affascinante: il contenuto dei sogni come specchio dell’inconscio di chi vive una doppia vita.

Non stiamo parlando della bugietta bianca raccontata al capo per giustificare un ritardo. Stiamo parlando di chi mente in modo sistematico, quasi compulsivo, spesso a se stesso prima ancora che agli altri. E la domanda che in pochi si sono posti davvero è questa: la mente bugiarda sogna in modo diverso? La risposta non è un semplice sì o no — ed è proprio per questo che vale la pena approfondirla.

Chi è davvero il bugiardo patologico

Prima di tutto, sgombriamo il campo da un equivoco comune. Mentire è umano — lo facciamo tutti, in misura diversa e per ragioni diverse. Ma esiste una categoria particolare di persone per cui la menzogna non è uno strumento occasionale, bensì un vero e proprio stile cognitivo. Si tratta dei cosiddetti mitomani, o affetti da pseudologia fantastica: individui che costruiscono realtà alternative così dettagliate e coerenti da finire per crederci davvero, almeno in parte.

Il meccanismo alla base è quello della dissonanza cognitiva, teorizzato dallo psicologo Leon Festinger nel 1957 e ancora oggi uno dei pilastri della psicologia sociale. Quando la mente percepisce un conflitto tra le proprie azioni e i propri valori, genera disagio che spinge a ridurre l’incongruenza — razionalizzando, negando, o direttamente alterando la percezione della realtà. Per i bugiardi cronici, questa risoluzione passa attraverso la riscrittura della realtà: la bugia non è più una bugia, diventa semplicemente “un’altra versione delle cose”. Il cervello si adatta, si abitua, e questa abitudine lascia tracce profonde — anche di notte.

È fondamentale distinguere il bugiardo strumentale — quello che mente per ottenere qualcosa di specifico ed è pienamente consapevole di farlo — dal bugiardo patologico, che spesso non ha piena coscienza del confine tra ciò che ha vissuto davvero e ciò che ha raccontato. È questa seconda categoria che interessa alla psicologia del sogno, perché è qui che i meccanismi di autoinganno diventano abbastanza profondi da lasciare tracce nel processamento notturno delle emozioni.

Il sonno REM: il momento in cui non puoi più mentire a te stesso

Per capire perché tutto questo si manifesta di notte, bisogna fare un piccolo viaggio nella neuroscienza del sonno. Durante la fase REM, il cervello è straordinariamente attivo dal punto di vista emotivo e mnestico: elabora le esperienze della giornata, consolida i ricordi, e lo fa senza il filtro della coscienza razionale. Come ha documentato Matthew Walker nel suo libro Why We Sleep del 2017, il sonno REM è il momento in cui il cervello processa soprattutto i contenuti emotivamente carichi — ed è qui che le esperienze più conflittuali tornano a galla in forma onirica.

In altre parole, di notte non puoi mentire a te stesso con la stessa facilità. Le difese psicologiche che durante la veglia permettono di mantenere separate “ciò che so” e “ciò che racconto” si indeboliscono notevolmente. Ed è proprio in questo spazio che emergono contenuti onirici significativi per chi porta il peso di una doppia narrativa identitaria. Le osservazioni cliniche sui soggetti con pseudologia fantastica e autoinganno cronico descrivono una possibile contaminazione tra sogno e realtà: il cervello, avendo elaborato per anni versioni alternative degli eventi, può confondere nel sogno ricordi reali e ricordi narrati. Un fenomeno simile — pur essendo distinto — a quello osservato nei disturbi da falsa memoria e in alcune forme di PTSD.

I sogni più comuni nei bugiardi abituali

Sulla base delle osservazioni cliniche relative alla mitomania, delle teorie consolidate sulla dissonanza cognitiva e dei principi generali della psicologia del sogno — da Freud a Jung, fino alla ricerca contemporanea — emergono alcuni temi onirici ricorrenti particolarmente significativi per chi vive in costante tensione tra verità e finzione. Non si tratta di pattern esclusivi dei bugiardi, ma di temi universali che nelle persone ad alto livello di conflitto interno tendono ad amplificarsi, diventando più frequenti e più intensi.

Il più classico è essere smascherato davanti a tutti: chi mente abitualmente porta con sé, anche inconsciamente, la paura costante di essere scoperto. Durante il sonno, quando questo timore non può più essere razionalizzato o soppresso, tende a emergere in forma drammatica — scenari in cui qualcuno rivela la verità, in cui le bugie crollano come un castello di carte, in cui la maschera cade davanti a un pubblico. La mente elabora una minaccia reale trasformandola in narrazione onirica.

Molto frequenti sono anche i sogni di inseguimento: studi sul contenuto onirico, come quelli condotti da Antonio Zadra e Roger Donderi pubblicati nel 2000 su Perceptual and Motor Skills, confermano che questi sogni tendono a correlarsi con stati di ansia e conflitto irrisolto. Per i bugiardi abituali, l’inseguitore nel sogno spesso simboleggia proprio ciò che viene tenuto nascosto — la verità, il rimorso, la paura del confronto. Non un mostro immaginario, ma una pressione reale travestita da incubo.

C’è poi il tema della perdita di controllo: sogni di caduta, strutture che collassano, situazioni che sfuggono di mano. Mantenere una menzogna richiede un enorme dispendio di risorse cognitive — bisogna ricordare cosa si è detto, a chi, quando, come. È un lavoro continuo che genera uno stress cognitivo cronico, e di notte questo sforzo si trasforma spesso in sogni in cui il controllo sfugge e le narrazioni si inceppano.

Infine, forse il più inquietante dal punto di vista clinico: la confusione tra ricordi reali e inventati. Nei bugiardi cronici si osserva una tendenza a costruire ricordi elaborati a partire da eventi mai accaduti, un fenomeno collegato alle ricerche di Elizabeth Loftus sulle false memorie. Nel tempo, questa rielaborazione può diventare così profonda da rendere difficile distinguere il vissuto reale da quello inventato. Durante il sonno REM questa confusione può esplodere in sogni in cui la stessa persona non sa se ciò che ricorda sia vero o falso, generando un senso di disorientamento intenso al risveglio.

Freud, Jung e la verità che emerge di notte

Non si può parlare di sogni e psicologia senza passare dai due grandi che hanno posto le fondamenta dell’interpretazione onirica moderna. Per Sigmund Freud, i sogni erano la “via regia verso l’inconscio”: il luogo in cui i desideri repressi e i conflitti irrisolti trovavano espressione simbolica. In questa ottica, i sogni del bugiardo abituale sarebbero l’eco dei sensi di colpa e delle tensioni accumulate — una sorta di processo notturno in cui la coscienza morale presenta il conto.

Carl Gustav Jung aggiungeva un’altra dimensione: per lui i sogni ricorrenti erano il linguaggio con cui la psiche cercava di portare all’attenzione del sognatore qualcosa di importante, spesso ignorato o represso. I temi di inseguimento, smascheramento e perdita di controllo rientrano perfettamente in quello che Jung chiamava il processo di individuazione — il cammino verso l’autenticità di sé, anche e soprattutto quando fa paura percorrerlo.

Cosa ci insegnano i sogni dei bugiardi su tutti noi

C’è un motivo per cui questa storia ci riguarda anche se non siamo affatto mitomani né bugiardi cronici. I meccanismi di autoinganno, di dissonanza cognitiva, di costruzione selettiva della realtà sono presenti — in misura minore — in ognuno di noi. Tutti razionalizziamo, tutti a volte ci raccontiamo versioni comode degli eventi, tutti abbiamo angoli bui che preferiremmo non guardare troppo da vicino.

I sogni, in questo senso, sono profondamente democratici: non fanno distinzione tra chi mente poco e chi mente molto. Parlano a tutti, nella lingua simbolica e schietta dell’inconscio. Se ti riconosci in alcuni dei pattern descritti — sogni ricorrenti di inseguimento, di essere scoperto, di perdita di controllo — non è necessariamente un indice di menzogna cronica. Questi temi riflettono spesso stress, ansia o conflitti irrisolti di natura molto diversa. Ma la ricorrenza è il vero segnale da osservare: quando la psiche insiste su un tema per settimane, c’è qualcosa che chiede di essere ascoltato. E se la confusione onirica tra realtà e finzione diventa persistente e disturbante, parlarne con un professionista della salute mentale è sempre una scelta saggia.

Di giorno possiamo costruire le narrative che vogliamo, scegliere le parole, mettere maschere su maschere. Ma quando la luce si spegne e il cervello va in modalità libera, la storia che racconta è sempre quella più vicina a ciò che davvero proviamo e temiamo. E quella storia merita di essere ascoltata. Perché, come scriveva Jung, “ciò a cui opponi resistenza persiste. Ciò che accetti, si trasforma.”

Tag:Psicologia dei Sogni

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