Leggi sempre questa riga sull’etichetta del pecorino: quello che scopri ti lascerà senza parole

Quando acquistiamo un pezzo di pecorino al supermercato, siamo portati a immaginare pascoli italiani, pecore che brucano erba nelle nostre colline e una tradizione casearia antica quanto il nostro Paese. La realtà, però, può rivelarsi molto diversa da questa immagine bucolica. Quello che molti consumatori ignorano è che il formaggio pecorino presente sugli scaffali dei nostri supermercati può nascondere un’origine geografica del latte completamente inaspettata.

La verità nascosta dietro l’etichetta del pecorino

Il pecorino rappresenta uno dei formaggi più acquistati dalle famiglie italiane, spesso scelto per i bambini nella convinzione di offrire loro un prodotto genuino e territoriale. Tuttavia, esiste un dettaglio normativo che sfugge alla maggior parte degli acquirenti: la dicitura “pecorino” non garantisce affatto che il latte utilizzato provenga da allevamenti italiani. Il termine pecorino è infatti un nome generico per formaggi di latte di pecora, senza alcuna indicazione di origine obbligatoria secondo il Regolamento UE 1169/2011.

Il formaggio può essere prodotto con latte ovino proveniente da Romania, Germania o altri paesi dell’Unione Europea, essere trasformato in Italia e commercializzato regolarmente come pecorino italiano, purché etichettato correttamente come “prodotto in Italia”, secondo quanto stabilito dalla Circolare del Ministero della Salute italiano del 17 luglio 2017. Questa pratica è perfettamente legale secondo le normative europee. La designazione “formaggio” non è riservata e può essere usata per prodotti ottenuti da latte di varie origini UE, come previsto dal Regolamento UE 1308/2013. Questo genera un evidente divario tra le aspettative del consumatore e la realtà del prodotto acquistato.

Cosa dice davvero l’etichetta: impariamo a decodificarla

L’etichettatura dei formaggi segue regole precise che è fondamentale conoscere. L’indicazione di origine del latte è obbligatoria solo se l’omissione induce in errore il consumatore sull’origine effettiva; altrimenti è volontaria, secondo il Regolamento UE 1169/2011. La menzione “prodotto in Italia” o “trasformato in Italia” indica semplicemente dove è avvenuta la lavorazione casearia, non necessariamente l’origine della materia prima. Per comprendere la provenienza effettiva del latte occorre cercare informazioni specifiche che molti produttori, pur non essendo obbligati in tutti i casi, stanno iniziando a inserire volontariamente.

Gli elementi da verificare con attenzione

  • Indicazione dell’origine del latte: solo quando presente esplicitamente fornisce certezze sulla provenienza della materia prima, specificando il paese di mungitura se diverso dal paese di condizionamento
  • Denominazioni protette: DOP e IGP garantiscono disciplinari che includono specifiche sulla zona di produzione del latte. Per esempio, il Pecorino Romano DOP richiede che il latte provenga da pecore allevate in zone specifiche di Italia
  • Dichiarazioni volontarie: alcune confezioni riportano “latte 100% italiano” come elemento distintivo
  • Paese di trasformazione: indica dove il formaggio è stato prodotto, non dove il latte è stato munto

Perché il latte estero arriva nei nostri formaggi

La questione non è legata a una volontà di ingannare i consumatori, ma risponde a logiche di mercato e disponibilità di materia prima. La produzione di latte ovino in Italia è calata del 20% tra 2010 e 2022, passando da 1,1 milioni a 880.000 tonnellate secondo il Rapporto Latte e derivati 2023 dell’ISMEA, mentre la domanda di pecorino è rimasta elevata. Alcuni paesi dell’Europa dell’Est hanno sviluppato allevamenti ovini di grandi dimensioni che forniscono latte a prezzi competitivi.

Per i produttori italiani, l’importazione di latte o cagliate dall’estero rappresenta una soluzione per mantenere volumi produttivi adeguati alle richieste del mercato. Le importazioni di latte ovino UE in Italia sono aumentate del 15% nel 2022 da Romania e Bulgaria, secondo l’Analisi del mercato lattiero-caseario 2023 del CREA. Dal punto di vista qualitativo, il latte estero può essere perfettamente sicuro e rispettare tutti i requisiti sanitari europei, ma presenta caratteristiche organolettiche potenzialmente differenti, legate all’alimentazione degli animali e alle pratiche di allevamento specifiche di ciascun territorio.

L’impatto sulle scelte per l’alimentazione dei bambini

Molte famiglie selezionano il pecorino per i propri figli privilegiando quella che credono essere una filiera corta e controllata, tipica dei prodotti del territorio. La scoperta che il latte possa provenire da migliaia di chilometri di distanza genera comprensibilmente disorientamento. Non si tratta necessariamente di un prodotto meno sicuro, ma certamente di un prodotto diverso da quello che si immaginava di acquistare. La scelta consapevole passa attraverso la conoscenza: sapere cosa si sta effettivamente portando in tavola permette di valutare se quel prodotto corrisponde ai propri valori e criteri di selezione alimentare.

Come orientarsi nell’acquisto consapevole

Per chi desidera effettivamente supportare la filiera italiana o preferisce formaggi prodotti con latte del territorio, esistono strategie concrete di acquisto. I formaggi con denominazione protetta offrono garanzie certificate sulla zona di produzione, stabilendo un legame obbligatorio con il territorio per materie prime e produzione secondo il Regolamento UE 1151/2012. Rivolgersi a rivenditori specializzati o casari locali può fornire informazioni dirette sulla provenienza. Leggere attentamente ogni riga dell’etichetta, senza dare nulla per scontato, rappresenta il primo passo verso una spesa più informata.

Strumenti pratici per il consumatore attento

  • Privilegiare prodotti con certificazioni geografiche quando l’origine è prioritaria
  • Chiedere informazioni dirette al personale del punto vendita specializzato
  • Confrontare le etichette di prodotti simili per individuare dichiarazioni volontarie di origine
  • Valutare il rapporto tra prezzo e informazioni fornite: la trasparenza ha un valore

Il diritto di sapere cosa si acquista

Questa situazione evidenzia un tema più ampio: il diritto dei consumatori a informazioni complete e trasparenti sui prodotti alimentari. Le informazioni volontarie sull’origine non devono essere fuorvianti, come stabilito dal Regolamento UE 1169/2011. Non si tratta di demonizzare il latte estero né di idealizzare quello italiano, ma di pretendere che le etichette raccontino la storia completa del prodotto. Solo così possiamo esercitare scelte d’acquisto realmente libere e consapevoli, basate su informazioni concrete piuttosto che su supposizioni.

La tutela del consumatore parte dalla conoscenza. Ogni volta che acquistiamo un formaggio, stiamo esprimendo una preferenza che va oltre il semplice gusto: stiamo sostenendo una filiera, un territorio, un modello produttivo. Meritiamo di sapere esattamente quale.

Controlli da dove viene il latte del pecorino che compri?
Mai controllato fino ad oggi
Sempre leggo tutta etichetta
Compro solo DOP o IGP
Mi fido se è italiano
Preferisco dal casaro locale

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